GABRIELE MUNDULA (ECO)
Stella del Mattino, Spina Dorsale
Stella del Mattino, Spina Dorsale
Gabriele Mundula
Sirtori, 1992
La ricerca artistica di ECO si concentra sulla creazione di situazioni urbane e paesaggistiche attraverso interventi mirati in grado di coinvolgere la comunità ed accentuarne le connessioni, fisiche e mentali, con lo scopo di aiutare le persone a sviluppare una nuova coscienza del territorio in cui vivono, dei problemi ad esso legato ma anche delle bellezze di cui è circondato.
L’atto creativo, per l’artista, assume le sembianze di una “porta” che conduce l’essere umano all’interno del suo/nostro mondo per svelarne memorie e radici, aiutandolo nel processo di autentica ricostruzione del sè individuale e collettivo.
L’Italia, in questo senso, era l’unico ambiente dove poteva nascere perché ricco di storia e contraddizioni, con un potenziale latente di cui tutto il mondo è consapevole, tranne che gli italiani stessi.
Nel 2021 partecipa, con l’opera “Sorgente Urbana” alla mostra collettiva del festival d’arte ed architettura contemporanea Esseri Urbani_Eterotopia a Noci, in Puglia, vincitori del New European Bauhaus nello stesso anno.
Nel 2023 partecipa ad Orticolario e con l’opera “L’Universo sei tu” vince il premio stampa.
Nel 2024, sempre all’interno del festival Esseri Urbani, realizza una grande installazione aerea intitolata “Genoteca”, occupando interamente la via panoramica “Lungomare” di Locorotondo, una delle più belle e suggestive di tutta la valle d’Itria.
Nello stesso anno riesce a organizzare con il comune di Barzanò la realizzazione dell’installazione “La Cura” sul fronte dell’ex scuola elementare abbandonata del paese. L’opera è una delle più grandi realizzate fin’ora in Brianza ed ha richiamato l’attenzione del pubblico per il suo forte impatto a livello civico ed urbanistico.
L’opera fa parte di una serie di sculture uniche e rappresenta un elemento alieno che nasce in un contesto dove, in un futuro non troppo lontano, potrebbe non esserci più la vita.
Ogni luogo scelto infatti ha una storia da raccontare e delle ferite aperte che richiamano continuamente al passato ed ignorarle vorrebbe dire tendere sempre più alla morte.
L’installazione, come una spina dorsale, si erge a rappresentazione di questa ferita rendendo visibile ciò che normalmente è invisibile.
Come la stella del mattino che brilla e porta luce all’uomo durante le prime ore del nuovo giorno, questo simbolo altro non è che l’albero divino che trasforma le energie sopite del borgo in una fonte da cui ha origine la luce, l’emanazione divina “incompleta” della potenza intrinseca della natura di riuscire ad attecchire in ambienti e situazioni che per l’uomo sono, o stanno per diventare, proibitive.
